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Dal Calice alla Vita: Il Dono si Fa Presenza


 

Nella lettura del Passio, che ha accompagnato il nostro inizio della Settimana Santa, il racconto si è colorato di profonda umanità e tenerezza. A rendere più denso e intenso questo momento, sono le parole di Gesù: “Prendete questo calice e distribuitelo tra voi; poiché io vi dico: da questo momento non berrò più del frutto della vite, finché non lo berrò nuovo nel regno di Dio” (cf. Lc 22,17-18).


Nella liturgia eucaristica, quel calice è destinato a diventare il sangue di Gesù, per una nuova alleanza in Lui. Dire: "non berrò più del frutto della vite", significa accettare che Lui è “versato” per noi. In questo atto Egli crea lo spazio utile per affidare alla Sua Chiesa il compito di continuare questo gesto. Egli, come “Capo”, lo berrà nuovo nel suo regno; la Chiesa, invece, come Suo Mistico Corpo, continuerà a berlo nel tempo, preparando così la gioia di goderlo nuovo nell'eterno, con il Suo Sposo e Capo.




In fondo, è un invito alla responsabilità. Il calice non si trattiene, si fa circolare. Chi ha ricevuto il dono ha il dovere di farlo passare, perché anche altri possano partecipare alla vita nuova che sgorga da Cristo. Il dono di Dio non è proprietà personale. È grazia che si moltiplica solo se donata, che si raccoglie, solo se si accetta il “pianto e la fatica della semina”.
Il frutto della vite è ora Sua presenza viva nella Chiesa, opportunità di salvezza per il mondo intero. Questo concetto è ben significato dalle parole: “per voi e per tutti, in remissione dei peccati”. Il dono della sua vita offerta, però, chiede anche la nostra responsabilità e collaborazione nel farlo circolare, affinché ogni persona possa dissetarsi a questa fonte.



Non siamo chiamati a costruire templi privati, ma altari davanti ai quali radunare uomini e donne che hanno sete di Cristo. In un mondo segnato dall’egoismo, dal possesso e dalla chiusura, il brano che ha accompagnato la nostra esperienza di sequela e passione, ci insegna che il discepolato, per essere autentico, passa attraverso la categoria del dono.

Passare il calice significa aprirsi all’altro, farsi tramite del dono di Dio. Significa portare speranza dove c’è aridità, presenza dove c’è il vuoto. Così, ogni cristiano è chiamato a essere “calice che passa”: non padrone del dono, ma a servizio della comunione. Solo così il frutto della vite potrà raggiungere ogni cuore, ogni angolo del mondo, finché il Regno di Dio si compia in mezzo a noi.

Sac. Simone Vittorio Gatto

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