Passa ai contenuti principali

Post

Visualizzazione dei post da aprile, 2025

"Il dovere della politica e la politica dei doveri: la società si cambia con le virtù"

  Introduzione Il contesto odierno si presenta come un tempo di ripensamento e ricentramento politico e sociale , momento nel quale l’impegno civico è spesso inteso come un fatto opzionale, delegabile a pochi. Tuttavia, guardando alla storia e alla tradizione cattolica, cogliamo anche come il magistero sociale della chiesa veda nella politica un’espressione alta della carità e della responsabilità morale dell’uomo nei riguardi della collettività. La tematica nella quale vogliamo immergerci e che ci interpella profondamente porta la seguente traccia: “Il dovere della politica e la politica dei doveri: la società si cambia con le virtù” . Tale espressione si offre come una pregiata opportunità per tornare a parlare di vocazione politica ; vocazione da intendersi come servizio al bene comune e riflessione sul come la società possa essere trasformata da questo impegno generoso di uomini e donne virtuosi. 1. Doveri e diritti: una relazione ordinata Nel dibattito pubblico sentia...

Fede nella resurrezione: suggestione o cammino fisico e spirituale?

  Il brano evangelico di Giovanni 20,1-18, consegnato dalla liturgia in questo tempo pasquale, si offre come un cammino di luce; un percorso che si staglia tra il buio della disperazione e la gioia della resurrezione; un racconto che tocca intimamente la nostra anima e la conforta. In questo testo sono Maria di Màgdala, Pietro e l'altro discepolo a compiere insieme un cammino fisico e spirituale, un’alternanza di corsa e contemplazione. Il buio della ricerca: Maria di Màgdala al sepolcro Si tratta di una ricerca e di una scoperta che cambia la vita, come si coglie dal recarsi della Maddalena al sepolcro: «di buon mattino, quand'era ancora buio». I dettagli narrativi del brano fanno realmente la differenza. Nella Bibbia, ad esempio, il buio non è da intendersi solo come una condizione fisica, ma come metafora del cuore umano incapace di vedere. Per Maria è così! Ella si trova in una notte profonda e il suo cuore è avvolto dall'incertezza e dal dolore. Tuttavia, non è inap...

Gesù al Getsemani: una preghiera più forte dell'angoscia

  Nel brano evangelico di Gesù al Getsemani, l'evangelista Marco descrive l’intima condizione del Figlio di Dio mentre affronta la solitudine, la paura e il peso di ciò che sta per accadere. È una scena di dolore, ma anche di grande amore e abbandono alla volontà del Padre. Questo gesto di abbandono e di fiducia è una lezione che ci parla nella nostra vita quotidiana , quando siamo chiamati a fare scelte difficili o a portare il peso delle nostre sofferenze. Il Getsemani è il luogo nel quale Gesù si confronta con la realtà della sua missione , insostenibile per la sua condizione umana. Il sudore di sangue è, infatti, il segno visibile di una lotta che va oltre le forze umane, una lotta che non è solo contro il dolore fisico, ma contro una solitudine interiore che è difficile da comprendere, perché è fortemente segnata dalla privazione e dall’angoscia. Nel silenzio di quel giardino, immerso nella preghiera, Gesù esprime la sua lotta interiore, un momento di totale vulnerabilità ch...

Dal Calice alla Vita: Il Dono si Fa Presenza

  Nella lettura del Passio , che ha accompagnato il nostro inizio della Settimana Santa, il racconto si è colorato di profonda umanità e tenerezza. A rendere più denso e intenso questo momento, sono le parole di Gesù: “Prendete questo calice e distribuitelo tra voi; poiché io vi dico: da questo momento non berrò più del frutto della vite, finché non lo berrò nuovo nel regno di Dio” (cf. Lc 22,17-18). Nella liturgia eucaristica, quel calice è destinato a diventare il sangue di Gesù, per una nuova alleanza in Lui. Dire: "non berrò più del frutto della vite", significa accettare che Lui è “versato” per noi . In questo atto Egli crea lo spazio utile per affidare alla Sua Chiesa il compito di continuare questo gesto. Egli, come “Capo”, lo berrà nuovo nel suo regno; la Chiesa, invece, come Suo Mistico Corpo, continuerà a berlo nel tempo, preparando così la gioia di goderlo nuovo nell'eterno, con il Suo Sposo e Capo. In fondo, è un invito alla responsabilità. Il calice non si ...

Da chi siamo a cosa siamo chiamati a riflettere: la Parola ci fa da specchio

  “Diventerai padre di una moltitudine di nazioni.  Non ti chiamerai più Abram, ma ti chiamerai Abramo,  perché padre di una moltitudine di nazioni ti renderò”. (Gn 17,4-5) Mettersi davanti alla Parola è come porsi davanti a uno specchio. È il momento in cui si prende consapevolezza dei segni lasciati dal tempo, ma anche dell’esperienza che ci si è dati il permesso di acquisire. La Parola, infatti, mentre ci parla, ci legge, ci fa da specchio! E' così che ci rendiamo conto di come, nelle diverse stagioni della vita, avvenga un cambio di riflesso, un passaggio: da chi siamo, a cosa siamo chiamati a diventare. Ce lo rivela Abramo. Il suo non è un semplice cambio di nome, ma un cambio di visione, di identità profonda. Non si tratta di lasciarsi alle spalle un “vecchio sé” per diventare un altro, ma di accogliere una chiamata alla generatività, alla fecondità della fede. Da uomo sterile e segnato dai limiti, Abramo diventerà padre di una moltitudine: non per merito,...

L’incontro che cambia la vita: quando la Misericordia disarma il giudizio

  Ci sono incontri che ti segnano, altri che ti trasformano. Ma poi c’è l’incontro con Gesù, capace di cambiare radicalmente la vita. È lì, in quel momento sospeso tra giudizio e salvezza, che qualcosa si spezza e si ricompone, dando inizio a una vita nuova.  Nel Vangelo, l’incontro tra la Misericordia e la miseria umana si manifesta con forza disarmante nella scena dell’adultera portata davanti a Gesù. È l’incontro tra la Misericordia e la Misera, come ricorda sant’Agostino.  In quel momento tutti hanno in mano una pietra… tutti sono pronti a colpire. Gesù, invece, non ha pietre: ha parole che salvano. In quel gesto mancato – la pietra che non viene lanciata – si nasconde un cambiamento radicale. Perché chi si riconosce misero, scopre anche di essere amato. E quei giudici esterni, così solerti nel condannare, sono spesso gli stessi che abitano dentro di noi . Sono le voci che ci accusano, che non ci perdonano, che ci portano idealmente in pubblica piazza, esponendo le n...
  Il brano di Matteo 6,1-19 è un invito a vivere la fede in modo autentico , lontano da ogni apparenza e ipocrisia. Gesù, nel discorso della montagna, ci esorta a praticare la giustizia, la preghiera e il digiuno non per essere visti dagli altri, ma per cercare unicamente la gloria di Dio. Attraverso le parole: "Guardatevi dal fare le vostre opere di giustizia davanti agli uomini per essere ammirati da loro”, Gesù ci mette in guardia dal pericolo di agire in modo ostentato, volendo apparire ad ogni costo più santi di quello che siamo, o di cercare approvazione dagli altri. La tentazione di farsi vedere in pubblico, di fare del bene con l'intenzione di essere lodati, è sempre presente. Gesù ci ricorda che il nostro Padre che vede nel segreto, ci premia senza la necessità di visibilità esterna. La vera carità, come ricorda l’apostolo Paolo, è benigna, discreta, nascosta agli occhi degli uomini, ma conosciuta e apprezzata da Dio. Anche per questo, Gesù ci ricorda: "qua...