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Fede nella resurrezione: suggestione o cammino fisico e spirituale?


 

Il brano evangelico di Giovanni 20,1-18, consegnato dalla liturgia in questo tempo pasquale, si offre come un cammino di luce; un percorso che si staglia tra il buio della disperazione e la gioia della resurrezione; un racconto che tocca intimamente la nostra anima e la conforta. In questo testo sono Maria di Màgdala, Pietro e l'altro discepolo a compiere insieme un cammino fisico e spirituale, un’alternanza di corsa e contemplazione.


Il buio della ricerca: Maria di Màgdala al sepolcro
Si tratta di una ricerca e di una scoperta che cambia la vita, come si coglie dal recarsi della Maddalena al sepolcro: «di buon mattino, quand'era ancora buio». I dettagli narrativi del brano fanno realmente la differenza. Nella Bibbia, ad esempio, il buio non è da intendersi solo come una condizione fisica, ma come metafora del cuore umano incapace di vedere. Per Maria è così! Ella si trova in una notte profonda e il suo cuore è avvolto dall'incertezza e dal dolore. Tuttavia, non è inappropriato pensare come, proprio quel dolore, la muova alla ricerca: da qui il primo passo verso la luce. Pur non sapendo dove sia stato posto il corpo di Gesù, che crede trafugato, il suo cuore è in movimento, come quello di tutti i cercatori di Dio. Questo buio diviene emblema dell’insopprimibile desiderio di trovare il Signore.




La corsa dei discepoli: il cammino verso la fede

Diversa, invece, la condizione dei due discepoli, riportata dall’evangelista Giovanni: una corsa verso il sepolcro. Il testo mette in risalto come: «l’altro discepolo corse più veloce». Molto probabilmente questo dettaglio parla di una corsa verso la verità, di una tensione spirituale che porta l’anima a cercare più rapidamente ciò che è divino, anche se ancora non pienamente compreso. Pietro, però, pur essendo il primo a entrare nel sepolcro, non è il primo a vedere e credere. Ciò rivela come la fede non sia sempre immediata; come ognuno abbia il proprio tempo per giungere a comprendere la verità.

Le bende e il sudario rinvenuti nel sepolcro sono decisamente il segno di un corpo che non è più nella morte, ma che ha superato la realtà della morte stessa. La descrizione è minuziosa e coinvolgente: il sudario, che era posto sul capo di Gesù, non si trova per terra, ma: «piegato in un luogo a parte». Un dettaglio che rivela come il Risorto abbia attraversato bende e sudario, con la stessa potenza divina con la quale ha attraversato le porte chiuse del cenacolo, senza violarle. Il passaggio giovanneo è di un fascino travolgente. Una narrazione che rafforza una verità incrollabile: il corpo di Gesù è risorto, e con esso anche la speranza dell'umanità.



Maria al sepolcro: la trasformazione del dolore in incontro

Maria, invece, rimane vicino al sepolcro e piange. Nonostante la testimonianza di Pietro e dell’altro discepolo, il suo dolore rimane. Difficile credere alla resurrezione. Tuttavia, proprio nel suo pianto che è il pianto di chi cerca, cogliamo la prontezza di chi trasforma la sofferenza in incontro. Al suo voltarsi: «vede Gesù lì in piedi, ma non lo riconosce subito». Probabilmente è il suo dolore a non permetterle di cogliere la realtà. La presenza del Risorto è sotto i suoi occhi eppure lei è ancora avvolta dalla tristezza.

La fede non è solo un atto mentale o razionale, ma un’esperienza che coinvolge il cuore e le emozioni. Un dolore come quello di Maria, molto spesso, può oscurare la visione della verità che è già presente, come capita a noi. A fare la differenza è il modo in cui ci si sente chiamare per nome, come Gesù fa con Maria. In quel momento, la realtà di Cristo risorto si fa pienamente presente. Il suo amore, così grande, chiama l'anima per nome e in quel richiamo, la vita rinasce! Non c’è più dubbio, non c’è più nulla che possa ingannare il cuore, nemmeno la vista incapace di riconoscere: è il Signore (Kyrios) è il Maestro (Rabbunì).


 

L’invio: una missione di speranza

Quell'incontro non si esaurisce in un abbraccio, ma in una richiesta: «Non mi trattenere, perché non sono ancora salito al Padre, ma và dai miei fratelli e dì loro: Io salgo al Padre mio e Padre vostro, Dio mio e Dio vostro». La resurrezione non è solo per il momento presente, ma proietta verso una realtà più alta: il ritorno al Padre. Maria è chiamata ad andare e a portare proprio questo annunzio divenendo, così, la prima testimone della resurrezione. Il suo cammino di fede, iniziato nel pianto, culmina ora in un annuncio gioioso: «Ho visto il Signore». Questa missione, affidata a Maria, è il segno che la resurrezione non è solo una verità da credere, ma una vita da vivere, un’esperienza che trasforma profondamente chi la riceve.

 

Dal buio alla luce della resurrezione

Questa meditazione si propone come un semplice invito a considerare quanto il nostro cammino di fede somigli a quello di Maria, Pietro e Giovanni. Altresì, vuole ricordare che tutti iniziamo nel buio, nell'incertezza e nel dolore ma, a sua volta, ci affida una verità: è il Signore a cercarci e a chiamarci per nome. Egli ci rende partecipi della sua vittoria sulla morte. Anche a noi, come a Maria, chiede di lasciarci trasformare dalla sua grazia per diventare testimoni della sua resurrezione. La luce che nasce dal sepolcro vuoto è la stessa luce che guida i nostri passi e risveglia in noi una speranza che nessun dolore potrà più soffocare.

Sac. Simone Vittorio Gatto


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