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L'elemosina nell'Antico Testamento: Un Cammino di Giustizia e Misericordia

 


L’elemosina è un atto di carità che consiste nel donare ciò che si ha, in particolare ai poveri e ai bisognosi, come segno di compassione, solidarietà e giustizia. Nella Sacra Scrittura, l’elemosina non è solo un gesto di bontà, ma un comandamento divino, una risposta alla volontà di Dio, volta a promuovere la giustizia sociale e la solidarietà, alimentando la fede e l’amore. 

Nel Deuteronomio troviamo una chiara esortazione a non chiudere la mano e il cuore laddove vi sia “un povero, nel paese che il Signore ti dona in possesso” (cf. Dt. 15, 7-11). Tale invito rivela come la solidarietà non sia facoltativa, ma un comando finalizzato all’adempimento della giustizia. L’elemosina si pone come una responsabilità spirituale alla sofferenza del povero, dell’orfano e della vedova; persone che, nella Bibbia, sono espressione simbolica di chi vive nella marginalità e nell’abbandono. 

Dio stesso si identifica con i poveri! Ciò lo vediamo nel passo di Matteo 25, 40, dove Gesù afferma: "In verità vi dico: ogni volta che avete fatto queste cose a uno dei più piccoli di questi miei fratelli, l’avete fatto a me." Quindi, la nostra risposta al povero è una risposta al Signore stesso.

Il rimando alla giustizia, invece, lo cogliamo anche dal bisogno di condividere i beni della terra, i quali non possono intendersi come proprietà esclusiva della persona o di un popolo, ma accolti e custoditi come doni di Dio. Questo assunto non nega il diritto alla proprietà privata, ma permette di vivere ogni cosa nei termini della giustizia sociale. Così intesa, l'elemosina diventa un atto di restituzione, una forma di condivisione di ciò che abbiamo ricevuto gratuitamente e gratuitamente siamo tenuti a dare (cf. Mt 10,8). 

Dal Salmo 112, poi, apprendiamo come la giustizia di Dio si manifesti attraverso la nostra generosità che rivela la “bontà e beatitudine dell'uomo che si compiace nel Signore e che distribuisce la sua ricchezza ai poveri". Ciò assume maggiore rilevanza nel tempo della Quaresima, dove siamo chiamati a purificare il nostro cuore evitando rigidità, egoismo e insensibilità verso il povero che invoca e a implorare la grazia di diventare più generosi, aperti e pronti a rispondere con compassione e giustizia a quanti necessitano del nostro aiuto e del giusto sostentamento.


L'elemosina, infine, è come sacrificio gradito a Dio. Ciò è più evidente nel libro di Tobia (12, 8-9), dove si legge che: "La preghiera è bella con il digiuno, la carità con la giustizia. Una persona che fa elemosina ha sempre il cuore aperto alla misericordia e ottiene il perdono dei peccati." L’elemosina è quindi un atto di purificazione, di rinnovamento; un'opera che ci avvicina a Dio e ci rende più simili a Lui, in tutto a noi donato.

Sac. Simone Vittorio Gatto










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