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L’incontro che cambia la vita: quando la Misericordia disarma il giudizio

 


Ci sono incontri che ti segnano, altri che ti trasformano. Ma poi c’è l’incontro con Gesù, capace di cambiare radicalmente la vita. È lì, in quel momento sospeso tra giudizio e salvezza, che qualcosa si spezza e si ricompone, dando inizio a una vita nuova. 

Nel Vangelo, l’incontro tra la Misericordia e la miseria umana si manifesta con forza disarmante nella scena dell’adultera portata davanti a Gesù. È l’incontro tra la Misericordia e la Misera, come ricorda sant’Agostino. 

In quel momento tutti hanno in mano una pietra… tutti sono pronti a colpire. Gesù, invece, non ha pietre: ha parole che salvano. In quel gesto mancato – la pietra che non viene lanciata – si nasconde un cambiamento radicale. Perché chi si riconosce misero, scopre anche di essere amato.

E quei giudici esterni, così solerti nel condannare, sono spesso gli stessi che abitano dentro di noi. Sono le voci che ci accusano, che non ci perdonano, che ci portano idealmente in pubblica piazza, esponendo le nostre fragilità come colpe manifeste. È il nostro sguardo duro su noi stessi, incapace di pazienza, privo di stima. Ogni volta che ci giudichiamo con severità, ci sentiamo smascherati, come se il nostro errore fosse sotto gli occhi di tutti, come se il nostro peccato fosse un gesto eclatante… un atto colto in flagrante!



Ma poi arriva quella frase: “Va’, e non peccare più.” Non è solo un perdono, è una liberazione. È la salvezza anche da noi stessi, dai macigni interiori che ci portiamo dietro. E quelle pietre, lasciate cadere a terra, possono diventare simbolicamente le catene che si spezzano, i pesi che smettiamo di trascinarci. Ed è quello il momento in cui scopri che, dove le pietre sono cadute, è rimasta immutabile la “Roccia” sulla quale ergersi come una città sul monte, che non può restare invisibile agli occhi (cf. Mt 5,13). 
Gesù scrive sulla terra, ma chiede a noi di leggere nel cuore. Cosa c’è scritto lì? Forse proprio quel messaggio di misericordia che ci invita a cambiare sguardo, su noi stessi e sugli altri. A non vivere da condannati, ma da graziati. A riconoscere che ognuno è cercato, amato, voluto.

Quanto hai scritto per terra, Signore, incidilo nel nostro cuore!


Sac. Simone Vittorio Gatto

 


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