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Costruire sulla Roccia: un invito a prendersi cura di sé


Viviamo tempi complessi, in cui le giornate scorrono veloci e dove ci sorprendiamo a vivere in modo automatico e abituato. Troppe volte lasciamo che le nostre energie si consumino nel tentativo di “resistere” più che di “vivere”. Eppure, dentro ciascuno di noi c’è un desiderio profondo di stabilità, di pace, di bellezza, di senso. E per rispondere a questo bisogno fondamentale, è necessario tornare a prendersi cura di sé: non in modo egoistico, ma come atto di verità e di responsabilità.

Nel Vangelo di Matteo, Gesù ci offre un’immagine molto efficace: «Chi ascolta le mie parole e le mette in pratica, è simile a un uomo saggio che ha costruito la sua casa sulla roccia». Costruire sulla roccia significa fondare la propria vita su ciò che è realmente solido, autentico, duraturo. Non si tratta di vivere in assenza di difficoltà ma di riconoscere che, laddove la casa è ben costruita, tempeste, venti e piogge non potranno rovinarla. 




Sono proprio le sfide che ci investono a rivelarci il bisogno di una base stabile. Prendiamo atto che, troppo spesso, costruiamo sulle emozioni del momento, sull’approvazione degli altri, su ritmi di vita disumani o su dipendenze che ci illudono di riempire i nostri vuoti. Ma poi, con amarezza, dobbiamo ammettere che tutto questo è sabbia. 

Invece, la vera cura di sé inizia nel silenzio, nel coraggio di guardarsi dentro, nell’umiltà di riconoscere che non possiamo farcela da soli. In molti casi, il rinnovamento passa per questi cinque atteggiamenti:  

-         Rallenta e ascolta: Ogni tanto è necessario fermarsi, respirare, fare silenzio. Solo così possiamo sentire cosa ci sta succedendo davvero dentro. La preghiera, la meditazione, il contatto con la natura sono vie preziose per ritrovare il centro. Gesù ci dice: «Venite in disparte, voi soli e riposatevi un pò».

-    Sii onesto con te stesso: Quali paure stai nascondendo? Quali ferite continui a ignorare? La verità, per quanto possa far male, libera (cf. Gv 8,32). Riconoscere i propri limiti è il primo passo per superarli.  

-    Chiedi aiuto… e lasciati aiutare: Non siamo fatti per salvarci da soli. Un amico, un padre spirituale, uno psicologo, un gruppo di sostegno possono essere un supporto prezioso: non è debole chi chiede aiuto, ma chi finge di non averne bisogno. Anche San Paolo ci ricorda: «Chi è in piedi, stia attento a non cadere». Non possiamo e non dobbiamo presumere delle nostre forze.

-    Taglia ciò che ti distrugge: Alcune abitudini, relazioni o pensieri non portano vita. Impara a riconoscerli e ad allontanartene con decisione, anche se fa male, anche se fa paura. Alcune persone o situazioni sono tossiche. Non lasciarti inquinare i pozzi d’acqua buona che stanno dentro il tuo cuore.

-     Nutri la tua anima: Leggere la Parola di Dio, ascoltare musica che eleva, frequentare persone che ispirano, sono una grande opportunità per ricentrarti, per tornare a vederti e riconoscerti. Ricorda: tutto ciò che ti riporta alla tua verità più profonda è nutrimento per la tua casa interiore.

 


Prendersi cura di sé, allora, non è un lusso per pochi, ma un dovere per tutti. Non si tratta solo di “sentirsi meglio”, ma di tornare ad abitare la vita con consapevolezza e responsabilità. In tutto questo, Gesù non ci promette scorciatoie, ma ci indica un cammino sicuro: ascoltare e mettere in pratica la sua Parola. Su quella roccia, anche nei giorni più duri, potrai stare ben saldo e poi, dopo le intemperie, potrai riprendere la strada. Stanne certo, il cammino non ti sembrerà più così faticoso. 

Sac. Simone Vittorio Gatto


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