Viviamo in un’epoca paradossale: mai nella storia l’essere
umano ha avuto così tanti strumenti per comunicare, eppure mai come oggi la
comunicazione sembra così fragile, disordinata, frammentata. Il cuore di questa
crisi non è la tecnologia, ma l’uomo stesso: il suo desiderio di emergere, di
essere visto, di imporsi. In un mondo dove tutti vogliono sentirsi qualcuno, la
comunicazione perde il suo scopo originario per cedere a una facile
autoaffermazione.
In questa cultura dell’apparenza, l’affermazione di una verità
personale ha preso il posto della verità oggettiva. Si comunica non
per cercare insieme ciò che è vero, ma per imporre il proprio sentire, per
difendere la propria visione del mondo, spesso in modo aggressivo o
superficiale. Il dialogo cede il posto al monologo; l’ascolto viene sostituito
dal bisogno di prevalere.
Questo si riflette anche nelle relazioni interpersonali.
L’uditore non è più realmente presente, non ascolta per capire, ma per
rispondere. Il pensiero dell’altro viene spesso manipolato o distorto per
confermare il proprio. Ogni comunicazione, anche la più sincera, rischia di
essere usata, piegata a fini egoistici. Così la verità viene tradita non solo
nella sostanza, ma nella forma, nel modo stesso di relazionarsi.
Quasi sicuramente la problematica ha radici più profonde. Alla
fine del XIX secolo, infatti, già papa Leone XIII, nel difendere la
verità contro le derive del relativismo e dell'individualismo, evidenziava come
il bene comune e la pace sociale potessero reggersi solo sulla verità, e su un
linguaggio che non fosse manipolato. Egli vedeva chiaramente il pericolo di una
comunicazione che, staccata dalla verità, diventasse strumento di dominio e
confusione. Lo stesso papa Benedetto XVI, innamorato della “Verità" al
punto da scegliere come motto “Cooperatores
Veritatis”, ha più volte denunciato la crisi della verità nel mondo
contemporaneo. Nella Caritas in Veritate scriveva: «La verità è luce
che dà senso e valore alla carità». Senza verità, anche la comunicazione
più emotiva o benintenzionata diventa sterile o, peggio, ingannevole. Con
queste parole, Benedetto XVI esortava a riscoprire la verità non come
imposizione, ma come condizione per l’amore autentico, per ogni relazione
giusta e duratura. Anche papa Francesco, nella sua sensibilità pastorale
e comunicativa, ha spesso messo in guardia dalla tentazione dell’opinionismo
e del culto dei like. Nel Messaggio per la Giornata Mondiale delle
Comunicazioni Sociali 2018, ricordava come Gesù nel Vangelo abbia affermato
che solo nella verità c’è libertà autentica, indicando come la comunicazione fosse oggi
minacciata dalla superficialità, dalla ricerca di approvazione facile e da una
“disinformazione che fiorisce dalla mancanza di ascolto dell’altro”. Francesco
ha esortato a comunicare non per piacere, ma per servire, non per accumulare
consenso, ma per costruire comunità.
In questo scenario complesso, la soluzione non può essere
solo tecnica o formativa: è necessaria una “conversione personale”. Una
comunicazione vera nasce da un cuore disposto a cercare il bene, a rinunciare
all’ego, a farsi piccolo per accogliere l’altro. Solo chi è libero dal bisogno
di apparire può comunicare in modo autentico.
Non tutto ciò che si può dire, serve. Non tutto ciò che si
può condividere, edifica. Non tutto ciò che si pensa, ha valore pubblico. La
sobrietà del comunicare è segno di maturità umana e spirituale. Tornare alla
verità significa riconoscere che non tutto serve, ma solo ciò che
costruisce, che unisce, che illumina.
La crisi della comunicazione oggi non è un problema di
mezzi, ma di senso. È il cuore dell’uomo che deve ritrovare la strada della
verità. In un mondo che premia la visibilità, siamo chiamati a scegliere
l’autenticità. In un tempo in cui tutti parlano, dobbiamo imparare di nuovo ad
ascoltare.
Comunicare nella verità non è solo un compito etico, ma una
vocazione spirituale. È un cammino di umiltà, di ascolto, di discernimento.
Solo così potremo essere costruttori di un mondo più vero, più umano, più
giusto. E riscoprire che, davvero, non tutto serve — ma ciò che serve, è
la Verità.

Bello. Molto anche. Ma il valore della spontaneità, quello dell’empatia o della diversità? Anche troppo SILENZIO come può mettere in relazione la Comunità? Ad un certo punto, ci si dovrà conoscere e confrontare… O no?
RispondiEliminaDove sta l’arricchimento? La continua Crescita del MOVIMENTO dí Pensiero ,pur rimanendo nella libertà della verità
RispondiEliminaSecondo me è un continuo do ut des. Parlando anche non solo ascoltando ❤️🔥
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