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"Nel nome di Gesù Cristo, alzati e cammina” (At 3,6) La guarigione dello storpio alla Porta Bella come icona della comunità del Risorto

Nel giorno in cui la Chiesa celebra la solennità dei Santi Pietro e Paolo, colonne fondanti della comunità cristiana nascente, il racconto della guarigione dello storpio presso la porta detta "Bella" (Atti 3,1-10) si offre come immagine viva del ministero apostolico e della potenza trasformatrice del Risorto. Questo episodio, così semplice nella sua narrazione, è denso di simboli e significati che illuminano la realtà della Chiesa e della Grazia che agisce attraverso di essa.

1. Il cammino comune verso il tempio: dalla corsa alla comunione

Il racconto si apre con una scena di quotidiana spiritualità: “Pietro e Giovanni salivano al tempio per la preghiera dell’ora nona” (At 3,1). Un dettaglio apparentemente marginale che, letto in controluce con l’episodio evangelico della corsa al sepolcro (Gv 20,3-8), offre una suggestiva evoluzione. Lì, i due apostoli corrono: Giovanni arriva per primo ma lascia entrare Pietro; c'è ancora urgenza, incertezza, il bisogno di constatare. Qui, invece, non c’è corsa, non c’è competizione. Pietro e Giovanni salgono insieme al tempio, come fratelli uniti da una fede ormai consolidata nella risurrezione del Signore.

Questo movimento non è più individuale ma ecclesiale. La comunità del Risorto è ormai formata: non si corre per verificare, ma si cammina insieme per testimoniare. È il cammino della Chiesa, che si muove in unità verso il culto, portando con sé la memoria viva del Risorto e l'efficacia del suo Spirito. La salita al tempio è figura della nuova liturgia spirituale della comunità cristiana: un cammino condiviso, ordinato, segnato dalla comunione e dalla missione.

2. La porta detta “Bella”: Cristo stesso come soglia della salvezza

Davanti al tempio, presso la “porta detta Bella”, si trova un uomo storpio dalla nascita. Questo dettaglio toponomastico assume una forte carica simbolica. Nel Vangelo di Giovanni, Gesù afferma: “Io sono la porta delle pecore” (Gv 10,7) e poco più avanti: “Io sono il buon pastore”, anzi, secondo il greco originale, “il pastore bello” (Gv 10,11). In questa prospettiva, possiamo dire che Gesù è la porta detta Bella, soglia gloriosa attraverso cui si accede al Padre e al vero culto.

Tuttavia, accanto a questa porta – simbolo della salvezza, dell’accesso alla comunione con Dio – giace un uomo storpio, emblema della condizione umana ferita dal peccato, incapace di attraversare da sé quella soglia. La sua condizione fisica – l’essere storpio, immobile – riflette una realtà spirituale: l’incapacità dell’uomo di camminare verso Dio, la distanza tra la bellezza della porta-Cristo e la bruttezza della condizione decaduta.

Questa immagine esprime con forza il dramma dell’uomo separato da Dio, che pur essendo vicino alla salvezza, non può accedervi con le sue sole forze. È la condizione di chi è ai margini, non ancora dentro la vita nuova del Risorto, ma ne è a un passo.

3. Un incontro di sguardi: la Grazia che rialza

Il momento decisivo del racconto è il dialogo tra lo storpio e gli apostoli. L’uomo mendica qualche moneta, attende un aiuto materiale. È povero non solo nel corpo, ma anche nello spirito: “fissando lo sguardo su di lui, Pietro disse: ‘Guarda verso di noi’” (At 3,4). Il mendicante alza lo sguardo, si aspetta qualcosa che non immagina.

La risposta di Pietro è sorprendente: “Non possiedo né argento né oro, ma quello che ho te lo do: nel nome di Gesù Cristo, il Nazareno, alzati e cammina!” (At 3,6). Gli apostoli non danno ciò che il mendicante chiede, ma ciò di cui ha realmente bisogno. Non l’elemosina che consola nella condizione decaduta, ma la potenza risanante del nome di Gesù che restituisce dignità, bellezza e libertà. Non l’oro, ma la Grazia.

Lo storpio, che rappresenta l’uomo privo della ricchezza della Grazia, viene sollevato da chi ne è strumento. Pietro e Giovanni, come apostoli, portano in sé la vita nuova del Risorto e la donano: “lo prese per la mano destra e lo sollevò” (At 3,7). Lo stesso gesto con cui si rialzano i caduti, come un nuovo Adamo risvegliato alla vita. Egli entra infine nel tempio “camminando, saltando e lodando Dio” (At 3,8), non più fuori ma dentro, non più escluso ma pienamente inserito nella comunione.

La Chiesa che accompagna, risolleva e introduce alla bellezza

Nel giorno della solennità dei Santi Pietro e Paolo, questo episodio degli Atti ci mostra una Chiesa che, radicata nella resurrezione del Signore, cammina insieme verso il tempio, accompagna i più deboli, e rende presente la potenza risanante di Cristo. La porta detta Bella, simbolo di Cristo stesso, rimane aperta a ogni storpio, a ogni escluso, a ogni peccatore. Ma è necessario l’incontro, lo sguardo, la parola, il gesto degli apostoli – cioè della comunità credente – perché la Grazia si renda visibile e attiva.

Così Pietro e Paolo, pur così diversi, diventano oggi simboli di una Chiesa unita, che cammina nella stessa fede, custodendo e comunicando la bellezza del Vangelo. E noi, oggi, siamo chiamati a fare lo stesso: camminare insieme, essere strumenti di Grazia, e aiutare l’umanità ferita ad attraversare la porta bella della salvezza.

Sac. Simone Vittorio Gatto 



Commenti

  1. Ho riletto più volte per assorbire a fondo ogni singolo aspetto dettaglio pensiero… E allora preghiamo perché possiamo diventare Grazia e Strumento dell’Onnipotente e della Chiesa come Comunità di crescita e condivisione, conoscenza e comprensione, famiglia e amore. Così sia📿

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