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La morte ha perso, Maria ce lo mostra: celebriamo la vita.

Nel cuore dell’estate, mentre la Chiesa eleva lo sguardo verso Maria assunta in cielo, la liturgia ci fa meditare le parole di Paolo il quale scrive: “La morte è stata inghiottita nella vittoria. Dov’è, o morte, la tua vittoria? Dov’è, o morte, il tuo pungiglione?” (1Cor 15,54-55).
Non è riduttivo definire queste parole dell'Apostolo: solenni, vertiginose, scolpite nella roccia della speranza cristiana. Qui Paolo non offre un ragionamento umano ma un grido che proclama ed esalta la potenza di Dio che "dalle tenebre ci ha chiamati allo splendore di una luce intramontabile".
Egli ci invita a guardare la vita con occhi nuovi: la morte non è più il termine della storia, ma la soglia della trasfigurazione.
Il corpo, fragile e mortale, “si vestirà d’immortalità”. Sarà rivestito della gloria di Cristo. E di questa gloria, Maria ne rivela lo splendore.

Il trionfo della Grazia

Chiediamoci: da dove viene questa vittoria? Certamente non dallo sforzo morale o dalla perfezione legalista dell'uomo, ma da Dio perché: “Il pungiglione della morte è il peccato, e la forza del peccato è la Legge.
Ma siano rese grazie a Dio, che ci dà la vittoria per mezzo del Signore nostro Gesù Cristo!” (Ibid, 56-57)

Paolo scava in profondità e afferma che il peccato è la radice della morte. La Legge, infatti, pur giusta e santa, non salva: denuncia, ma non guarisce. Solo la Grazia di Cristo libera, redime, trasfigura. 
La morte, dunque, è vinta non con le armi della carne, ma con il sangue dell’Agnello.

Maria, icona della vittoria

Nel giorno dell’Assunta, questa Parola risuona in modo dirompente perché, in Maria, vediamo il compimento di ciò che Paolo annuncia: il corpo mortale che si riveste d’eternità, la morte che tace, perché non ha più nulla da proferire.
In Maria, creatura pura e totalmente consegnata a Dio, non c’è spazio per il peccato e, di conseguenza, nessun pungiglione, nessuna corruzione, nessuna sconfitta.
L’Assunzione di Maria non è evasione dal mondo, ma profezia del destino di tutti coloro che appartengono a Cristo.
Così, Maria ci precede... e ci attende. La vittoria della quale canta Paolo, infatti, in Maria è compiuta mentre per noi rimane certezza nell'attesa.

“Siano rese grazie a Dio!”

Quanto scritto dall'Apostolo non è solo da leggere, ma da cantare. Da credere fino in fondo.
In un tempo che spesso celebra la morte, la disillusione, il cinismo, Paolo ci ricorda che la vera parola finale è la vita. E la Chiesa, oggi, la ripete con Maria, assunta in cielo. Perciò: "Siano rese grazie a Dio, che ci dà la vittoria per mezzo del Signore nostro Gesù Cristo!”

Sac. Simone Vittorio Gatto 

Commenti

  1. L'assunzione di Maria in cielo, che non chiamerei dogna, ma semplicemente una realtà che il Popolo di Dio sentiva ben prima del 1950 - è uno dei fondamenti più scultorei e autentici della speranza del Cristiano: Maria, pur essendo Creatura, non deve affrontare la corruzione del Suo Corpo, in virtù della Sua umiltà. Sta a noi imitarla il più possibile. Nobile, alta, più che creatura...

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