La Scrittura afferma con chiarezza che Dio non chiama per merito, ma per amore: “Il Signore vi ha amati… non perché siete più numerosi degli altri popoli” (Dt 7,7). Ogni vocazione, infatti, non è un premio scaturito da una bravura personale, ma un frutto della grazia preveniente.
Ogni chiamata è un atto di fiducia divina: uno sguardo che ti vede dall’interno, che intravede una bellezza che forse tu stesso fai fatica a riconoscere. Prima ancora di affacciarti alla vita spirituale, c’è un Dio che ti ha già pensato, voluto, custodito. Questo amore che precede è il fondamento della vocazione perchè non rispondi a un dovere, ma a un "Tu" che "Ti" desidera.
La vocazione diventa così un itinerario in cui scopri di essere stato scelto non per quello che sai fare, ma per ciò che Dio può fare in te e con te.
Importanza della preghiera
Se la vocazione nasce dall’“essere amati”, la preghiera è il gesto con cui torni continuamente alla sorgente di quell’amore. Non è un atto accessorio, ma un movimento vitale, come il respiro che ti riporta al tuo centro.
Pregare significa anche lasciarsi guardare; cioè stare sotto lo sguardo di Colui che “ti ha amato per primo” (1Gv 4,19). Lì, nella quiete che si apre quando il cuore si disarma, scopri che Dio non ti ama perché preghi; al contrario, preghi perché sei amato.
Per i Padri, come Agostino o Gregorio di Nissa, ogni desiderio di Dio è già grazia in atto. La preghiera, infatti, ti tira dentro un movimento di crescita continua, come chi è attirato da una Bellezza sempre più profonda. Perchè pregare è il modo in cui la tua identità si riallinea, si purifica e ritrova la sua verità: la preghiera ti restituisce a te stesso.
Importanza della identità spirituale
C’è un’identità che non nasce da ciò che fai, né dal ruolo che ricopri, né dalle aspettative sociali. È l’identità spirituale, quella che emerge quando ti lasci definire dall’amore che ti precede. È l'identità del “chiamato”, del “voluto”, dell’“amato”.
È un’identità ricevuta, non costruita. Non nasce dal confronto, ma dalla rivelazione. Quando scopri che "ti ha amato", allora puoi smettere di misurarti con criteri esterni, di difenderti, di inseguire conferme. Scopri che il tuo nome è scritto nel cuore dell’Amore, cioè di Dio.
La tua identità spirituale, così, non è un vestito che indossi, ma una verità che ti abita: sei amato, per questo sei libero; sei amato, per questo puoi donarti; sei amato, per questo puoi fidarti.
Unità tra vocazione, preghiera e identità
A ben vedere, vocazione, preghiera e identità spirituale non sono tre capitoli separati della vita interiore, come se potessimo aprirli e chiuderli a nostro piacimento. Sono, piuttosto, tre modi diversi con cui il Signore tocca la nostra esistenza.
Chi vive radicato in questo amore preveniente non si chiude su di sé, ma diventa dono. Il dilexit te non ti isola, ti invia. Ti rende capace di amare a tua volta, di servire con libertà, di accogliere con generosità la missione che ti viene affidata. Così facendo: ami, ti fidi, ti affidi e... ti doni.
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La vocazione come Speranza che guida nello spirito Santo, Cristo che ci fa compagnia nell' amore di una carezza che non passa mai.
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