La solennità dell’Assunzione di Maria rischia talvolta di essere percepita come una festa lontana dalla vita concreta: Maria elevata al cielo, sottratta alla fragilità della nostra condizione terrena. Eppure il significato cristiano di questa festa dice quasi il contrario.
L’Assunzione non celebra una fuga dalla terra, ma il destino della terra.
Maria entra nella gloria di Dio con tutta la sua umanità. Non soltanto con l’anima, quasi che il corpo fosse un involucro destinato a essere abbandonato. La fede nell’Assunzione afferma qualcosa di molto più radicale: ciò che siamo, nella nostra unità di corpo e spirito, è chiamato alla vita.
È una parola importante in un tempo nel quale il corpo viene spesso esaltato e, nello stesso momento, consumato: curato ossessivamente, esposto, modificato, desiderato, ma non sempre riconosciuto nella sua dignità più profonda. Maria assunta in cielo ci ricorda che il corpo non è un incidente della nostra esistenza. È parte della nostra vocazione.
Ma questa festa dice qualcosa anche alle nostre ferite.
Maria non arriva alla gloria evitando la fatica della vita. Ha conosciuto l’incertezza, il viaggio, l’esilio; ha visto il Figlio rifiutato e ha sostato sotto la croce. Il corpo glorificato di Maria è lo stesso corpo che ha attraversato la storia con le sue fatiche e i suoi drammi.
Forse è proprio qui che l’Assunzione diventa sorprendentemente vicina a noi.
Ci dice che nulla di ciò che viene vissuto nell’amore è destinato semplicemente a scomparire: le mani che hanno accarezzato, gli occhi che hanno pianto, i passi compiuti per raggiungere qualcuno, la stanchezza sopportata per amore: tutto ciò appartiene a una storia che Dio non considera inutile.
In quest'ottica il cielo non è il contrario della terra. Ma è l'aspirazione più vera di una terra che vuole compiersi in Dio.
Guardare Maria Assunta significa perciò guardare molto lontano senza smettere di abitare il presente. Significa credere che l’ultima parola sull’uomo non appartenga alla decadenza, alla malattia, alla vecchiaia e neppure alla morte.
La festa di oggi custodisce una promessa audace: siamo fatti per qualcosa di più grande della nostra fine.
E Maria, già pienamente partecipe di quella promessa, non ci invita a disprezzare questa vita. Ci insegna, piuttosto, a viverla in modo tale che abbia già il sapore dell’eternità.
Amen
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